lunedì 8 marzo 2010

SPOSE BAMBINE: QUALI RESPONSABILITA' PER LE COMUNITA' OSPITI?



Secondo le Nazioni Unite sono 60 milioni le spose bambine nel mondo. Un fenomeno che oggi interessa anche l’Italia, dove secondo alcune stime sarebbero circa 2 mila ogni anno; di questi, la comunità con la maggiore incidenza sarebbe quella dei marocchini, seguita dagli indiani, egiziani, pakistani, rom e sinti. L’età delle nozze è in genere stimato tra i 12 e 14 anni e la differenza di età con il marito varia da un minimo di 12 anni fino a raggiungere un massimo di 70 anni e solitamente è impossibile chiedere il divorzio.
Si tratta di una questione che, specie nei paesi occidentali di immigrazione, suscita spesso indignazione e sentimenti che certo non favoriscono il processo di integrazione; tuttavia, un fattore spesso sottovalutato è che tali matrimoni tendono a scomparire nei Paesi di origine e ad affermarsi in quelli ospiti, tra cui in Italia. Per esempio, in Marocco la riforma del codice di famiglia del 2003, tutela la condizione della donna, limita la poligamia e proibisce il matrimonio con minori, ma buona parte degli immigrati marocchini, stabilitisi in Europa, ignora questa riforma e tende a riprodurre schemi culturali in maniera particolarmente forte. Questo come conseguenza del fatto che nell’esperienza migratoria il desiderio di avere punti fermi dà origine ad un processo di “ritradizionalizzazione”, dove si attivano usanze e pratiche tradizionali, che assumono aspetti molto più stringenti rispetto a quelli che si avrebbero nel Paese di origine.
E in tutto questo qual è la responsabilità dei Paesi ospiti?
Certo le logiche multiculturali prevalentemente orientate verso atteggiamenti di chiusura non favoriscono l’affermazione di un pluralismo, capace di dare garanzie e tranquillità alle comunità immigrate. Ma in Italia al momento la questione dei matrimoni misti rimane confinato a pesanti giudizi di condanna e perfino di disprezzo dinnanzi a qualche pagina di giornale, come per esempio nei scorsi giorni la storia di Amina, la diciassettenne marocchina in Italia che si è ribellata al suo destino di schiava; per il resto, la volontà di interrogarsi sulle politiche adottate fino ad ora e il tentativo di trasformare possibili atteggiamenti di chiusura ed altamente sessisti sembra prevalere!

1 commento:

  1. Bellissimo articolo, dovreste scriverne uno anche sulla poligamia.
    Ne parla West, riferendosi ad un rapporto del ministro dell'interno francese, qui: http://www.west-info.eu/it/il-costoso-welfare-degli-harem/
    In Italia la questione è mai stata affrontata?
    Comunque complimenti per il blog!

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